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Un cattivo pagatore, un pessimo cliente, un fornitore da evitare

Accetteresti un incarico professionale da un cattivo pagatore, che ha fama di essere anche un pessimo fornitore oltre che cliente da non consigliare ai Colleghi?

...certo che no. Accollarsi spese anticipate per poter erogare i servizi richiesti dal cliente e poi veder retribuita la parcella con mesi od anni di ritardo (quando va bene) o addirittura non essere pagati affatto, non è certo uno stimolo positivo. Affrontare un delicatissimo incarico di responsabilità, già consci di non ricevere il corrispettivo, non stimola certo a dare il massimo... che però è a priori preteso. Ma, giusto per fare un paragone, come definire chi entra al ristorante, prima da solo poi in compagnia, ordina per tutti antipasto, primo e secondo, vino d'annata, caviale, ostriche, aragosta e champagne, dolce, caffè ed ammazzacaffè e quando arriva il conto si rifiuta di pagare o peggio si lamenta con la pancia piena che il vino sapeva di tappo? Possiamo dire che se si ripresentasse la seconda volta rimarrebbe alla porta? Credo di si.

Ma... se il personaggio è "famoso" e porta "prestigio" al locale.... sicuri che non ci convenga offrirgli il pranzo e sperare che il locale sia frequentato dal codazzo di wannabe che, per riflesso, vorrebbero mangiare al suo fianco? Magari si. Il problema è che, col tempo, il locale si riempie di sedicenti personaggi "prestigiosi" che pretendono di mangiare a sbafo e, per la clientela indotta, quella disposta a pagare (compresa quella occasionale di passaggio), non c'è più posto.

Ecco. Con la Pubblica Amministrazione succede la stessa cosa. All'inizio si crede che un incarico della Pubblica amministrazione porti prestigio, gloria, autorevolezza, notorietà e credibilità professionale. Ma, vediamo i particolari. E di qualche giorno fa il pensiero del Ministro della Pubblica Amministrazione che davanti agli studenti della Bocconi di Milano (dopo Schettino e Briatore ci mancava solo questa), afferma in sintesi che ci deve essere una "vocazione" per lavorare nel settore pubblico e questo valore non può essere monetizzato ( all'url http://tv.ilfattoquotidiano.it/2015/02/23/pa-madia-ci-deve-essere-vocazione-per-lavorare-nel-settore-pubblico/342883/ c'è pure il video per chi non ci crede). La logica del "lavoro prestigioso", che diventa merce di scambio, è indotta nelle scuole come mantra educativo e la dignità del diritto al lavoro, espresso nella nostra Costituzione, in un attimo scompare senza clamore. Il problema è che sicuramente qualcuno ci crede veramente, a torto o a ragione e quindi teniamoci il beneficio del dubbio, giusto per non fare a cazzotti con la razionalità.

Sarà anche "prestigioso" lavorare per la PA, ma c'è un problema che il Ministro e codazzo di illuminati non menzionano. Col tempo ci si accorge che la mole di lavoro gratuito o malpagato aumenta a dismisura, per effetto del passaparola. Non è il sano passaparola che deriva da un incarico ben fatto, no. E il passaparola generato dal "prendi tre paghi zero". Immagino che all'interno degli uffici, i vari dirigenti sono usi a scambiarsi la battuta..."hei, ecco un altro che lavora gratis! evvaiiiii". E ci si ritrova in breve a svolgere mansioni delicate, sottopagati e pure in fretta. Già, perchè se si ritiene ad esempio che un collaudo completo di un software gestionale, un ERP od un PLM per intenderci, oggetto di contenzioso, richieda per essere svolto bene un mese di tempo (comprendendo anche la stesura di una dettagliata e soprattutto ben motivata relazione tecnica scritta), la PA ha pure fretta ed impone la consegna in soli sette giorni. Se si chiede la proroga... al massimo si ottiene una settimana con al seguito brontolii o considerazioni insulse sulla professionalità del professionista. Dopo la logica mercantile dei prezzi, dei preventivi e dei listini nelle professioni è entrata anche la logica del fare in fretta.

Ma non finisce qui. Per alcune categorie professionali, quelle senza tariffario di legge per capirci, le cose peggiorano. Il prezzo della prestazione lo impone il "cliente" e non solo per le forniture di materiale (hardware, cancelleria ecc...) alla faccia del "preventivo" analitico. Forse grazie ai vari annunci sulle liberalizzazioni, il cliente PA fa un pò quello che gli pare, interpretando codici e codicilli, contro i quali a poco valgono rimostranze o rilievi, contro i quali c'è sempre l'interminabile giostra delle circolari esplicative. Può accadere anche l'ormai frequente liquidazione di un importo arbitrariamente deciso unilateralmente ed ovviamente ampiamente inferiore a quanto richiesto dal professionista. E un pò come se al ristorante arrivasse un conto da 50 euro e si decidesse di pagarne solo 20... e zitto, non lamentarti che sei fortunato a prenderli.

I problemi non finiscono qui con quel "cliente" che al tempo stesso è anche fornitore. Fornitore sì ma di servizi erogati in modo pessimo e con la logica che vuole imporre condizioni non negoziabili. Un fornitore che in cambio esige costi esorbitanti in relazione ai risultati erogati, un fornitore sprecone, inefficiente, poco incline alla cultura della qualità che invece pretende dai propri fornitori. Giusto per dimostrare che non è una lamentela isolata, si potrebbe leggere questo articolo (per cominciare http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/24/avvocati-commercialisti-docenti-i-professionisti-non-paga/1449225/ ) anche per rendersi conto di come stanno effettivamente le cose (ed in rete di approfondimenti su questo tema ce nè a iosa).

L'articolo però fa solo un timido cenno ad un fenomeno di reazione che si registra. In tanti gettano la spugna e rinunciano, basta, è troppo. Altri rimangono e continuano a fornire le proprie prestazioni in quanto, una volta "preso il giro" ci si abitua ed i volumi di lavoro compensano la riduzione dei margini, un pò come la logica commerciale dei supermercati. Solo che per fare "volume" di incarichi, non serve essere preparati e professionalmente aggiornati... basta attivare la modalità "lecca lecca" ed iniziare a praticare le attività "social". Si frequentano gli uffici della PA, si mette la testa dentro gli uffici, un complimento, un saluto, si gira per i corridoi, si frequenta la macchinetta del caffè (onnipresente nella PA) e lo si offre selettivamente all'abituale folto capannello di gente che sembra gravitare perennemente attorno ad essa... poi un giretto dal "dirigente" con una scusa qualsiasi, un invito al solito convegno inutile, una segnalazione, un pensierino, un gadget tecnologico, un pò di solidarietà riconoscendo il "lavoro usurante" che svolgono, un complimento ed un saluto cordiale, poi si va dal cancelliere, un complimento, un saluto e così via, tutto con atteggiamento deferente ed umile perchè nonostante tutto la PA pretende il rispetto che pare non si adoperi per meritare, visti gli atteggiamenti che riserva ai più. A fine giornata, con la modalità lecca-lecca, qualcosa da fare salta fuori, quasi sempre, ed è importante fare volume per compensare il calo dei margini di guadagno e la percentuale di insoluti cronici. Sarà anche prestigioso comportarsi così, a me non sembra, ma per pochi funziona, il resto non importa e "gli altri" si f*****o.

La PA, a detta di molti, si comporta a volte come una donna bellissima, alla quale cerchi di fare la corte, ma che se la tira all'infinito senza poi mai nemmeno fartela vedere. Il problema è che in realtà la PA appare e viene dipinta nei racconti di chi la frequenta o con cui lavora, come una donna racchia, vecchia, bruttina, scorbutica, zoppa, sciatta, miope, avara e pure rompiscatole.

Nonostante ciò, sembra che si verifichi un ingolfamento degli albi della PA, con un boom di richieste... come mai? Ci sta sfuggendo qualcosa o si è sdoganata la tecnica del lecca-lecca diventata, nella percezione collettiva, una virtù? E forse il ricettacolo di coloro che non sono riusciti nella vita professionale ad avere "successo"? (come sostiene qualcuno che poi dietro le quinte si vanta di farne parte). Oppure un segnale che nel privato c'è una contrazione di dimensioni bibliche, al punto che si preferisce rimorchiare una racchia zoppa, sperando di andare sul sicuro? Non lo so. Di certo, se trent'anni fa forse poteva apparire "prestigioso" collaborare con la PA, nonostante anche allora pagassero poco o niente, oggi mi riferiscono che c'è un pò da vergognarsi... prego accomodatevi, non pagano.... ma c'è ancora posto.

Giovanni Grandesso

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