Divisione news & media

Sfoghi, considerazioni, esperienze di vita e brontolii vari di un Collega. Selmi Gino Maggio 2001


Estraggo dal mio http://digilander.iol.it/selmigino/ (libretto di brontolii vari) quanto attiene la mia esperienza di lavoro coi calcolatori.
......................................, nella mia vita professionale ho visto un sacco di cavolate nei sistemi informatico-organizzativi, in chi li vende e in chi li usa. Inoltre coloro che producono computer e software hanno tutto l'interesse ad una rapida obsolescenza "sinergica": per far cambiare macchina fa comodo nuovo software più dispendioso e viceversa. Per ottenere il risultato non è necessario offrire sempre cose utili, è invece importante che siano "accattivanti", cose che, a mio parere, possono rientrare nella categoria "lavori inutili"..............................................

Per dimostrare le mie tesi vi racconterò qualche mia esperienza. Spero che qualche ex-collega voglia dire la sua opinione così potremo verificare se le mie sono solo i vaneggiamenti di un disadattato. In verità, la mia ambizione era quella di fare un'aziendina. Mi piace lavorare con le mani. Ho fatto qualche macchina automatica: funzionavano, ma non sapevo venderle (non so trattare la gente), ho provato con qualche socio, ma ho fatto buchi nell'acqua. Così per campare ho fatto l'informatico, ma avendo avuto esperienze dall'altra parte della barricata (come produttivo e amministrativo) "presumevo" di saperne di più di qualche collega e di molta utenza: naturalmente anche colleghi e utenza "presumevano" a loro volta e questo non mi ha reso la vita facile.

Finiti gli studi (anni 60) emigrai a Milano e per un anno fui nell'ufficio del Controller di una multinazionale americana dove intravidi le macchine da calcolo a schede perforate e assistetti all'arrivo di una calcolatrice elettronica da tavolo (era inglese e si chiamava Anita) che molto spaventò le rumorosissime Olivetti meccaniche (quelle che in 30 secondi erano capaci di fare una divisione imitando il passaggio della metropolitana). Per i successivi tre anni fui vice-responsabile amministrativo di media azienda parmense. Lì fui travolto dall'IBM che aveva venduto all'azienda una macchina contabile disgraziata. Per uscirne convinsi azienda e IBM a sostituirla con un più efficiente sistema elettromeccanico a schede perforate (pochi ormai sapranno cosa sono) e dovetti occuparmene. Così diventai un uomo dei "centri meccanografici" e, costretto dai limiti delle macchine del tempo (oltre che dal buonsenso), uno di quelli che credevano (e credono) che i problemi si risolvono con L'ANALISI e la DEFINIZIONE DEI FLUSSI INFORMATIVI dopo di che occorrono interventi ORGANIZZATIVI coerenti con le MACCHINE da acquistare e i PROGRAMMI da fare o acquistare: v'assicuro che, così facendo, i "programmi" diventano molto più "facili" e/o consentono "soluzioni più efficienti" a parità di macchina, costi e lavoro.

Da quell'incarico, cambiando un altro paio di aziende, avvicinandomi via via a casa, migrai nell'area dei piccoli sistemi IBM, dall'elettromeccanica all'elettronica, ai primi "dischi magnetici" e infine alla grande rivoluzione: gli utenti direttamente al lavoro coi "terminali video". Nei primi tempi l'IBM era un potente veicolo nell'area dell'ORGANIZZAZIONE perchè, in un ambiente disorganizzato, le sue macchine non potevano funzionare, ma poi, col crescere della potenza di elaborazione, arrivò a proporsi come fornitore di mezzi per gestire TUTTO anche la DISORGANIZZAZIONE (visto che spesso richiede hardware addizionale).

Quando la conobbi, l'IBM era un'azienda modernissima, forniva persone esperte nell'analisi dei problemi aziendali, forniva programmi e/o istruzione per i programmatori dei clienti, forniva le macchine e la manutenzione delle medesime. Era "carissima", ma offriva tutto quanto necessario per la meccanizzazione aziendale (naturalmente nei limiti tecnologici del tempo). L'IBM era un modello per tutte le aziende e così forte e coerente da poter ignorare la parola "sconto": l'unico omaggio che faceva, erano calendari e quadretti ove campeggiava la parola "riflettete". Ma il tempo passò e dopo qualche anno l'IBM si accorse che guadagnava di più con l'hardware che con l'analisi e così gli analisti IBM sparirono (molti diventarono venditori, altri si riciclarono nelle software-house) e alla fine lasciarono in terze mani anche l'assistenza tecnica. Dalla "soluzione globale" anni 70 alla "potenza di vendita" anni 80 fino alla conseguente "crisi nera" anni 90. Già da tempo il cartello "riflettete" era stato tolto dalla circolazione e io, che avevo sogghignato al suo comparire, amaramente lo rimpiansi.

L'IBM si lasciò anche sorprendere dai Personal Computer. Negli anni 80 la APPLE (quella del MAC) non sembrava preoccupante (anche noi "capicentri" filo-IBM la disdegnavamo). Quando l'IBM decise di entrare nel settore, non lo fece con software proprio, adottò invece il sistema operativo di un certo Bill Gates. Intanto la Apple lanciava l'interfaccia grafica (credo ripresa da vecchi lavori della Xerox) molto apprezzata dai non ibm-dipendenti, ma con successo inferiore a quello della MICROSOFT di Bill. Costui non aveva ancora Windows (la sua attuale interfaccia grafica scopiazzata dal MAC), ma aveva il vantaggio dell'immenso mercato IBM. Nelle aziende IBM dominava, e quindi le aziende compravano personal ibm-compatibili e naturalmente anche i dipendenti di quelle aziende compravano PC ibm-compatibili per i loro figlioletti. Cosi Bill Gates, sfruttando e potenziando il mercato IBM, diventò più grosso non solo della APPLE, ma addirittura dell'IBM stessa. Per me resta incomprensibile la cecità dellIBM che, non solo perse il mercato del software per PC, ma anche molta vendita dell'hardware PC perchè il software Microsoft era aperto anche ad altri costruttori. Neppure compresi perchè non abbia fornito un briciolo della grafica e della potenza strabordante dei PC alle sue macchine tradizionali il che avrebbe consentito, a noi vecchi softwaristi tradizionali, di tener testa agli esuberanti rampolli. Mentre questo avveniva sorgeva una cometa: Unix, il sistema operativo che doveva unificare il mondo e poi si disperse in vari dialetti. Pareva destinato a soccombere, ma ora pare prendere nuova vita tramite un nuovo tentativo d'unificazione spontaneo: Linux. Sento dire che anche IBM voglia adottarlo abbandonando il suo software di base.

Dopo questo accenno al divenire del macrocosmo informatico, tornerei a fatti biografici. Io ero "sposato" al filone IBM dei piccoli sistemi tradizionali (S/36) che lIBM alla fine degli anni 80 decise di abbandonare a favore del "database relazionale" (lAS/400, che le rendeva molto di più) e questo mi mise in crisi. Nell'azienda dove lavoravo, l'utenza, bombardata dalla pubblicità, vedeva in questo nuovo hardware e nell'uso dei Personal la soluzione dei suoi problemi. Io ero certo che codesti problemi derivavano invece dalla base dei dati aziendali (base dei dati non equivale a database relazionale) problemi che nè AS/400 nè PC potevano risolvere. Potete trovare un riflesso di codesti avvenimenti in appendice nella "Piccola commedia Giugno 1999" (il titolare di quell'azienda, incavolatissimo al ricevimento della mia "commedia", mi ha poi contattato e, alla fine di una telefonata fiume, ha ammesso che non avevo tutti i torti, voglio rendergliene merito, anche se non mi pare ne abbia tratto le debite conclusioni).

Quindi all'inizio degli anni 90 mi trovai spiazzato. Ero anche vicino alla pensione: rischiando poco, cominciai a scrivere ad una rivista specializzata del mondo IBM. Poichè criticavo "mamma" IBM, m'aspettavo d'essere ignorato, invece negli anni 92-93 parecchie mie lettere furono pubblicate. M'aspettavo un coro di critiche assieme a qualche consenso dai colleghi e dagli utenti più avvertiti; m'aspettavo anche poco gentili "consigli" da parte di "mamma". Invece fui quasi completamente ignorato. Non è un presupposto incoraggiante sull'accoglienza che riceverà codesto mio "libro". Ma non dispero.

In estrema sintesi, in quelle lettere, sostenevo che la potenza di calcolo era sì importante, ma che "riflettendo" sul problema, a volte era possibile trovare soluzioni fattibili anche con macchine modeste (affermazione sgraditissima ai fabbricanti). In quegli anni io avevo una macchina con 800 MB di disco (oggi un Personal portatile può avere anche 8000 MB!), quanto alla velocità del processore posso dire che se la compilazione di un certo programma richiedeva 10 minuti, con un Personal portatile dotato di un emulatore di quel sistema, basta una frazione di un secondo. Quindi un "portatile" è almeno 1000 volte più veloce e 10 volte più capace della macchina che 10 anni fa gestiva un'azienda di 500 persone (naturalmente a un portatile non si possono attaccare 70 terminali, ma è solo per dare un'idea dell'incremento dell'hardware avvenuto in pochi anni).

Con la mia "commedia" in appendice, spero d'avervi dimostrato che la "potenza" può non servire senza il "riflettete". Aggiungo che se si deve buttare quanto già fatto e perdere mesi o anni per "imparare" un nuovo modo di programmare "nuove" macchine più potenti, non è detto che la cosa sia sempre conveniente. E invece certo che l'aumento della capacità e della velocità delle macchine di tipo "vecchio" (in attesa di nuovo e miglior software per le nuove macchine) dà subito grandi vantaggi. L'IBM, a noi dei piccoli sistemi tradizionali, cercò di non dar nulla (per farci migrare a prodotti dove lei guadagnava di più), ma fu costretta (dal ministero dell'agricoltura americano, si dice) a mettere sul mercato una macchina di "vecchio" tipo dieci volte più veloce e capace: subito molte vecchie procedure parvero ringiovanire e fu possibile aggiungere attività impensabili il giorno prima.

Naturalmente coi vecchi sistemi non si fa grafica nè musica nè ci si connette a Internet e per queste cose ben vengano Windows e compagni. Ma grafica, musica e Internet servono poco per eliminare i "lavori inutili" delle organizzazioni pubbliche e private (anzi, malignamente sostengo che servono proprio all'opposto!). Naturalmente IBM è una ditta privata ed è libera di fare quel che le pare. Però ricordo daver letto che Bill Gates (allora piccolino) abbia detto di dover "seguire" le mosse IBM perchè "gli elefanti, rivoltandosi, schiacciano le pulci senz'avvedersene neppure!" (o qualcosa del genere). Permettetemi di dire che la furbona, rivoltandosi, non solo ha danneggiato certa gente, ma ha danneggiato anche se stessa e che ora è Bill l'elefante.

Ma non è giusto lamentarsi di IBM senza far l'esame di coscienza: forse noi informatici "tradizionali" non siamo stati capaci di far bene il nostro mestiere. E vero che l'IBM non ci ha aiutato affatto a convincere i nostri capi che L'ANALISI vien prima dell'acquisto della macchina e del pacchetto o della minutazione dei programmi, ma se ci sono Controller che usano fogli elettronici per calcolare il costo del centro di costo e per fare il conto economico, non ci sarà stato qualche pelandrone ad occuparsi dell'informatica aziendale?. A volte è l'utenza che spasima per fare "l'informatico" (e fare pasticci), ma altre volte può essere il personale "specializzato" che preferisce lavarsene le mani. Sia ben chiaro che i PC sono utilissimi nel loro mestiere (calcolatori per usi specifici, grafica, editoria, attività veramente "personali", collegamenti con Internet eccetera) ma quando sono usati per "rimediare" alle deficienze del calcolatore centrale, sono, appunto, un "rimedio". Oggi la gestione di una struttura, privata o pubblica che sia, è affidata ai calcolatori, ma guai se l'impostazione generale è "personale". Il SOFTWARE deve essere un dettaglio all'interno di un PROCESSO ORGANIZZATIVO che deve tener conto della struttura nel suo complesso (non deve mai privilegiare il singolo utente o un ramo particolare); operando in questo modo, almeno nell'area del "gestionale", i programmi da realizzare sono in molti casi banali e incidono pochissimo sui tempi globali di sviluppo. Ma vi consiglio anche di diffidare di quegli "organizzatori" che non sono capaci di scrivere programmi: molto spesso sono solo venditori di roba eterogenea.

Ora vi proporrei una lettera che esemplifica i danni causati dall'oblio del cartello "RIFLETTETE". Per una miglior comprensione dei non addetti ai lavori, con "carico macchine" s'intende l'insieme dei vari lavori che debbono essere fatti in un reparto produttivo in un intervallo di tempo definito. Ci sono aziende che producono piccole serie di prodotti e che vengono a sapere solo all'ultimo momento quanto desidera la loro clientela. In questa situazione la gestione dell'officina è molto critica: ci si era preparati per fare certe cose e invece ne vogliono delle altre, in un certo momento ci sono delle macchine sovraccariche e delle altre che non hanno niente da fare, il capo officina vorrebbe "raggruppare" tutta la roba uguale (per far prima) mentre i venditori vorrebbero far fare secondo necessità e così via.

Capite anche voi che è un'ottima situazione per far volare parolacce. Sarebbe molto bello che il calcolatore che, informato delle richieste dei clienti, delle risorse dell'officina (macchine, operai e alternative varie) e di altre cose ancora, suggerisse, in un baleno, cosa conviene fare: smetti di tornire quel pezzo là e fai questo qui, manda a far fare fuori questo, dì ai venditori che questo si può fare solo la prossima settimana... naturalmente "ottimizzando" tutto in modo da fare il massimo possibile e tacitando le lamentele di chiunque: che bellezza!, che pace!.

E un problemaccio, chiamato "capacità finita" (traducibile in: "facciamo quel che possiamo"), dove si fa prestissimo ad avere milioni di alternative da esaminare, ma, nel caso presentato, non si voleva arrivare a tanto: si desiderava estendere certi risultati parziali disponibili per le macchine tradizionali anche ai centri di lavorazione. I "centri di lavorazione" si distinguono dalle macchine utensili tradizionali perchè in grado di eseguire molteplici operazioni su di un singolo oggetto e/o di adattarsi più facilmente a lavorare oggetti diversi: sono molto più elastici delle macchine tradizionali, semplificano la gestione, ma naturalmente c'è un rovescio della medaglia (inoltre l'uomo è bestia insaziabile e vorrebbe sempre moglie ubriaca con botte piena). Sottolineo che anch'io ho fatto brutta figura, non ho fatto un'analisi corretta e non ho riflettuto a sufficienza. (Ho apportato qualche variazione marginale allo scritto per migliorarne la comprensibilità).

Ho nostalgia del cartello RIFLETTETE. ( "NEWS 3X/400" Marzo 1993)

Gentilissimo Direttore,
...La sua rivista ha già ospitato le mie "eretiche" opinioni; ora è giusto dar spazio ad altri. Avrei tuttavia un esempio reale che spero possa giustificare le opinioni precedentemente esposte. Certo un esempio è poca cosa, non può essere generalizzato. Ma è anche vero che le "teorie" nascono da fatti pratici e nell'esperienza ripetuta trovano la loro verifica. Purtroppo l'informatica non è scienza esatta come la fisica dove la verifica sperimentale è più facilmente eseguibile (mi scusino Galilei e Zichichi per l'intrusione): essa assomiglia di più all'economia dove tutti hanno ragione e tutti torto a seconda dei postulati che vengono posti ...

Ricorderà come la penso: i problemi si risolvono meglio investendo su una corretta ANALISI piuttosto che sull'uso di calcolatori sempre più potenti. Non che la potenza non serva, anzi. Ma se per "convertirmi alla maggiore potenza" non mi restasse più tempo per l'analisi, oppure se ritenessi che la "potenza" consenta di affidare all'utenza la soluzione dei suoi problemi, sarei causa di seri guai.

Ma veniamo all'esempio: noi abbiamo una procedura sul S/36 (una specie di GANTT) che usiamo per mettere in fila le operazioni di carico sulle macchine e per calcolarne le date di inizio-fine in funzione dei tempi assegnati e della loro disponibilità (che possono variare anche giorno per giorno).

La nostra procedura, valida per le macchine utensili tradizionali, non era utilizzabile per i centri di lavoro: ritenni infatti di non avere informazioni sufficienti per calcolare le date di inizio-fine dei centri di lavoro poichè, mi dissero, "i tempi di lavorazione variano col variare della composizione delle operazioni in corso a causa di una disponibilità di attrezzatura inferiore al necessario".

A queste parole vidi, mentalmente, il nostro centro più complesso: 3 macchine utensili (ciascuna col suo magazzino di utensili) alimentate da una "giostra comune" (con pezzi di vario tipo lavorabili su una o più delle 3 macchine) e governate da 3 calcolatori. Io, come hobby faccio il fabbro e "presumevo" d'intendermene, ma mi fermo ad un tornietto del 1937, quindi capirete che la mia competenza era relativa e così confusi la parola utensile (la punta di un trapano, ad es.) con attrezzo (che è quell'aggeggio che tiene fermo il pezzo mentre la macchina lo lavora). Inoltre, per "composizione delle operazioni" l'utente intendeva (spiegandosi male) i diversi pezzi presenti sulla giostra, invece io intesi operazioni come foratura, tornitura, fresatura ecc.

Così, sbagliando, pensai che la punta da trapano diametro 30 (ad esempio) potesse servire a più di una delle 3 macchine, ma che potesse essere a disposizione di una sola. Così, sbagliando, immaginai liti fra computer del tipo "dammi la punta del 30!, no, serve a me, fai qualche cosa daltro intanto che finisco..." e dissi: "Mi pare un bel casino, datemi regole precise e ci proverò, oppure vedete voi se nel mercato del software c'è qualcosa di pronto in materia". Il tempo passò, regole precise non vennero, nè furono trovati pacchetti adatti nonostante le ricerche (fatte dall'utenza interessata) presso primari fornitori di software (ed anche presso istituti universitari).

Avrete già capito che il problema era, in realtà, banale. Mi direte allora: somaro! perchè non sei andato a fondo del problema? Piano! Ricordate la storia dell'uovo di Colombo? Sono poi in buona compagnia, altri specialisti non l'hanno capita (forse credendo d'essere di fronte al ben più complesso problema della "capacità finita").

Bene, l'altro giorno ero col gestore del carico d'officina, quando telefona una software-house che propone un mega progetto, fatto con finanziamenti europei, per la gestione d'officina. La telefonata m'induce a chiedere al gestore dell'officina: "avete poi trovato nulla?", "no, continuiamo a farlo a mano", "ma come fate, tirate a indovinare?", "no, è un conto preciso".

Mi viene freddo: "un conto preciso!?", ma come? se lo fanno loro, perchè non posso farlo io? e così intuisco l'incomprensione e come accontentare l'utenza.

Noi emettiamo ordini di lavorazione per "lotti economici" (da poche decine a qualche centinaio di pezzi da fare assieme). Ipotizziamo di dover fare un lotto di 100 pezzi A, e, successivamente, un lotto di 50 B. Supponiamo anche che A e B si costruiscano con una sola operazione simile. Usando una macchina tradizionale faremo prima tutti i 100 A e dopo i 50 B.


Se li lavoriamo con un "centro di lavorazione", non possiamo lavorare prima tutti gli A e poi tutti i B se non abbiamo una "attrezzatura" che consenta di farlo: se ad esempio abbiamo un solo attrezzo per "fissare" 4 A e uno solo per 10 B, dobbiamo "mescolare" la produzione degli A con dei B perchè il "centro" dovrà lavorare ciclicamente 4 A, 10 B, 4 A, 10 B, e così via (mentre i 10 B sono in lavorazione, l'operaio smonta i 4 A lavorati prima e monta altri 4 A grezzi ....). Quindi lo "attrezzo" condiziona la "cadenza" di lavorazione ma la cosa non ha niente a che fare con gli "utensili" veri e propri (punte, placchette eccetera) e coi "tempi" di foratura, tornitura eccetera.

Allora per sapere "quando" e "quanti" pezzi verranno fatti, basta suddividere gli ordini di lavorazione: i 100 A diventano 25 ordini di 4 A (100:4), i 50 B diventano 5 ordini da 10 B (50:10). Poi (con qualche altra astuzia marginale), basta passare il tutto al solito GANTT e totalizzare le voci uguali che verranno fatte nello stesso giorno (o nel periodo desiderato).

Il tutto è costato meno di 8 ore di lavoro e non richiede nessun database o client-server o specialissima workstation: bastava solo un po di modestia e un pizzico di riflessione.

Morale della favola. L'utente ha detto cose vere, ma, o non si è spiegato bene, o io ho capito male: l'attrezzatura condizionava effettivamente la "cadenza" di approntamento dei pezzi, ma non il loro tempo unitario di lavorazione. Certamente ci saranno anche stati problemi all'attrezzatura (nel senso che se si vogliono fare tutti i 100 A senza mescolarli con altra roba, occorrono almeno 2 attrezzi per A il che consentirebbe il montaggio-smontaggio di 4 A intanto che altri 4 A sono in lavorazione) ma sono problemi del tutto irrilevanti per fare il GANTT al quale bisogna dire come stanno le cose e non come sarebbe opportuno che fossero. Se avessi detto: "andiamo in officina e fammi vedere quali sono i tuoi problemi d'attrezzatura", avrei visto e non mi sarei impantanato.

Se non si conosce il gergo di una professione (e spesso il dialetto del gergo usato in quell'azienda) si rischiano cantonate colossali. Se poi l'utente fosse in grado di fare l'informatico, avrebbe subito detto: "spezza quei documenti e non rompere!". Quindi non dovrebbe offendersi (come spesso capita) se gli si chiede di verificare le sue affermazioni; spesso la verifica è del tutto inutile, ma lo si sa solo dopo. Avete capito ora perchè sostenevo che l'informatico ideale è un ex utente, esperto di molti settori aziendali e lungamente ammaestrato a fare l'analista-programmatore?.

In sintesi: l'utenza sa cosa le serve, l'informatico deve capire il problema e poi suggerire come risolverlo. LOK finale spetta naturalmente all'utente. Ciò non vuol dire che a volte anche l'utenza non possa trovare la soluzione, cosi come anche l'informatico può scoprire bisogni che l'utenza ha coperto col velo dell'abitudine. Ma i ruoli non vanno confusi, altrimenti possono essere guai. Il Sig. Anastasi (era un tale che scriveva lettere a News con tesi opposte alle mie) ha quindi perfettamente ragione quando dice che manca software verticale benfatto e che, quando si fa software su misura, ci dimentichiamo spesso di metterci nei panni dell'utente. Ma ha ragione al 90%: stia ben attento a dosare le risorse fra contenuto e forma. Sappia che un terminalista, dopo che ci ha preso la mano, preferisce avere il massimo dei dati in una sola videata (quindi necessariamente confusa) invece di dover navigare fra numerose videate deliziosamente rifinite e che costano un occhio.

Per chiudere: l'utente tende a complicare le cose perchè mescola i "suoi" problemi (gli attrezzi sono insufficienti) coi problemi realmente informatici (rappresentare la realtà). Se si riesce a mettere veramente a nudo il problema, spesso la soluzione informatica è banale. Ho persino nostalgia di quei famosi e aborriti cartelli con scritto su "RIFLETTETE". Povero me. Mi sono tradito! Li hanno smessi almeno vent'anni fa.

Qui intento a sistemar virgole e accenti, mi giunge eco dal telegiornale: un furbone ha stanziato fior di cocuzze affinchè ogni infante abbia il suo PC e ad Internet collegato sia. Benvenga l'informatico mondo e la comunicazione, ma non si dimentichi ch'essi strumenti sono e che a nulla serviran a chi nulla ha da dire. Meglio sarebbe che l'infante imparasse a ragionare e nel restante tempo sguazzasse nel ruscello e poscia fanciulline rincorresse. Quanto all'uso dell'informatico strumento, a più matura età rimanderei, che se piccola parte della potenza immensa a semplificar l'uso dedicata fosse, con poco sforzo dello strumento padron si sarebbe. Così non è, che di Bill il monopolio e del popol l'insipienza, nol permette. Io poi vi dico che il valore d'un sistema operativo inversamente proporzionale è al suo d'uso manuale (soprattutto quando l'ambizione avete di far software verticale), ma codesto è discorso complicato ad esperti destinato: qui ne accenno a disgusto e vituperio, ma ad altra sede lo destino. Quel furbone di cucuzze stanziatore forse è mano inconsapevole dun inganno colossale: meglio farebbe a favorire un po di concorrenza, ma anche qui ad altra sede vi rimando chè il discorso ridiventa complicato. Voi poi sapete che di Roberto Vacca, nell'elettronico-commercio la sua scienza ritrovate: allor sappiate ch'egli stesso, insospettabile tecnocrate, in TV proferì che di Internet, il 90% son porcate.

Fatti non fummo per viver come bruti, e neanche nascemmo per clikkare, ma per seguitar vertude e conoscenza. Il fisico Zichichi (dal bianco capello svolazzante) sostiene che l'uomo alla civiltà della parola sè fermato e che la logica del metodo scientifico è ancor chimera: che dirà a chi clikkando sesprime, come gorilletto alla banana proteso, "angua-angua" mugolante? Io di linguaggio non m'intendo, ma devo ammetter che clikkare facilita la vita, ma solo per far cose bananali: non appena le cose sarticolano un pochetto, credo ci sian metodi migliori. E credo pure che noi si sia per la via di perder la parola, e quindi la ragione! altro che logica scientifica acquistare!.

Venticinqu'anni fa ebbi ad usare il primo "terminale": per dirgli cosa fare, cerano i "comandi": si pigiavano due tasti, CMD + 1 per far na cosa, CMD + 2 per un'altra, CMD + 3 per la terza .... Qualche giovane signora, per le laccate unghie preoccupata, si lamentò, e così nelle tastiere misero F 1 , F 2 , F 3 ... e risparmiammo una ditata; infine venne il MOUSE e clikkando, la giovine signora totalmente soddisfatta fu. Almeno così pareva, perchè ora, i più avvertiti, fanno : Ctrl + A , Ctrl + B , Ctrl + C ... e con astuto sorrisetto mi sogguardano e non sanno ch'io sghignazzo al veder lequivalente dellantico diteggiare. Ma non c'è da farne meraviglia, poi che di mezzo il gentil sesso stà.. La moda va e viene, così la tastiera, come la gonna, oggi mostra la coscia che domani cela. Però la tastiera ad "eliminare", nessuno realmente sè provato. Oddio, son decenni che annunciano lettura dello scritto manuale del dottore ingarbugliato, o, addirittura, del bergamasco-siciliota la vocale sua immissione. Ma per troppa presunzione la tastiera ancora regna. Se dello STAMPATELLO ci s'accontentasse, io son certo che il PC alle nonnette persino piacerebbe.

Cavolaccio! ma come fece Dante a trovar sempre la rima, la cadenza e le sillabe giuste per la sua commediola?. Però devo dire che questo modo di scribacchiare, mi pare che consenta di dir molto con poche parole e di tener desta l'attenzione con qualche scemenzuola. Almeno, a me mi pare. Ma a voi, che ve ne pare?.

Direi d'aver fatto il possibile per convincervi che anche nei sistemi informatico-organizzativi ci sono ampi margini di miglioramento. Quindi, oltre ai disoccupati, ai lavoranti inutili conclamati e ai giovani pensionati, potremmo recuperare anche altre risorse e impiegarle furbamente. I momenti di crisi sono anche momenti preziosi: sono occasioni nelle quali il bisogno può spingere a cambiare rotta, cosa difficilissima quando le cose vanno bene.




24 Dicembre 99, ennesimo bla-bla radiofonico sul "millennium bug" con annesse telefonate dei cittadini. Ma perchè non fanno mai casi concreti e non suggeriscono una soluzione?. Mai lo feci in passato, non so come, un poco ansioso, dopo innumeri tentativi, aggancio la linea e leggo a signorina romanesca il discorsetto che avevo nel frattempo preparato:

Sono un informatico in pensione e mi riferisco al "millennium bug" per quanto attiene ai programmi che usano le aziende per far vendite, acquisti, statistiche eccetera (e, ovviamente, quando si dispone delle "origini" dei programmi per poterli modificare).

Due aziende, per le quali avevo lavorato in passato, mi hanno chiamato per sistemare le cose: v'assicuro che è stata cosa semplice. Ho dovuto modificare un 5% (scarso) dei programmi con un impegno di 15/30 minuti a programma. Cosa ho fatto?: ho aggiunto 50 all'anno prima di ogni operazione di "scelta" o di "ordinamento" che riguardi l'anno medesimo. Mi spiego: come numero 1999 è minore di 2000, ma se scrivo 99 e 00 ciò non è più vero e i "programmi" possono fare errori . Quindi:

99+50=149 di cui tengo solo le decine: 49

00+50=........50. Così gli anni tornano nella corretta relazione di minore-maggiore. Naturalmente serve qualche semplice trucco per non "sporcare" le date da far vedere. Naturalmente occorre avere un intervallo di date inferiore ai 50 anni (la stragrande maggioranza dei casi). Ma pare evidente che si tratta di banalità!
Ho scritto questo a quotidiani e giornali informatici avanzando il dubbio che ci sia "chi ci marcia" sulla questione per far miliardi. Nessuno ha reagito. Avete una spiegazione?.>>
Poco dopo richiama una voce di maschio trasteverino:

Se ha la radio la spenga che le passo il conduttore

Picco di pressione e tachicardia. Consegno la radiolina alle donne di casa che si rifugiano ridacchiando in camera da letto, certe di un mio disastro. Deglutisco, tossicchio, iperventilo intanto che la trasmissione continua nella cornetta:
...bla-bla...abbiamo il sor Gino da Modena ...
Buon giorno, sono un informatico in pensione, interessa la mia esperienza?
Ma...dipende...se non è troppo lunga...
Voglio dire, v'interessa sapere come io ho risolto il problema?, basta aggiungere 50 ....
Secondo Gino interrompe il conduttore non c'è problema, basta aggiungere 50

E riprende a bla-blare. Naturalmente rifaccio il numero verde (beccato al 2º tentativo!) e dico alla romanaccia che se il conduttore lasciasse parlare la gente, forse farebbe una trasmissione più interessante e sbatto la cornetta. Naturalmente mia moglie dice che non ci so fare. Però ricordo il fastidio di certe serate TV dove un Tartarino con un accento tanto inglese da parer fasullo, stroncava ogni intervento alla settima sillaba (ma verrà uno Sgarbi a farne poltiglia!) e tante altre serate di pubblici dibattiti dove nulla viene approfondito e dove si cerca solo lo spettacolo di gente che litiga, e così, in parte, mi consolo.

Devo anche concludere che la gente è sì interessata ai guai e al can-can relativo, ma purchè non ci sia da fare la minima riflessione (figurarsi 99+50=149 che però resta 49!). Quindi è bello raccontare del "comitato ministeriale" che veglierà su di noi la notte di San Silvestro...bla-bla...e di cui vorrei proprio sapere che cosa ha combinato e quante cucuzze è costato (comunque niente rispetto a quanto hanno "rubato" gli "informatici" per rimediare a una loro stessa distrazione).

Odo il più fl'autato Berlusconi sentenziare: Ci vuole l'iniziativa privata!. Ma stia zitto e ascolti.

Quando uno dei miei ex-datori di lavoro mha chiamato per la questione "millennium bug", gli ho mandato una lettera in cui, come ricompensa, gli chiedevo di far pubblicare un trafiletto simile a quello preparato per la radio, aggiungendo, più esplicitamente, che io e la sua ditta ritenevamo gli "informatici" o scemi o spillatori di quattrini poichè trattavasi di problema di facile soluzione.

Avuto l'incarico (senza obiezioni al mio "preventivo") i miei ex-collegi, ispiratori della convocazione, mi hanno chiesto una cena a mò di tangente.

Spiacente, io lavoro gratis, e poi è una tale sciocchezza!
Ma è impossibile!
State a vedere e in poche ore ho fatto il lavoro (riguardava il solo software delle filiali estere).
Poi, salutandoli:

Fatemi sapere dove e quando sputtanerete gli "informatici"
Ma no, il capo ha detto che ci devi fare il conto...
Allora consideratelo un regalo, brutti str....

Caro Berlusconi, era gente che ben mi conosceva, eppure ha creduto alle panzane dei media!. Ma soprattutto il titolare sè rifiutato di riconoscere pubblicamente un fatto dimostrato!. Mi dirà perchè non gli veniva nulla in tasca (molla d'ogni imprenditore), ma quello era un prezzo pattuito!. Costui obbediva alla norma cane non mangia cane!. Che importa se lui e i confratelli vengono un po alleggeriti dal sistema! non è il caso di far casino e disturbare un sistema dove ci si è così ben inseriti! E poi se lo dice Clinton, quel che dimostra Selmi (cioè io) è sicuramente falso!. Anche i miei ex avranno scosso il capo commentando "è sempre il solito, non vuol stare al passo coi tempi, era nemico dei PC, scommetto che non ha neanche Internet, noi sì che ci teniamo sempre all'avanguardia informatica". Cioè mi becco del "renitente al cambiamento", proprio l'accusa che vorrei fare a loro e a molta altra gente.

Fatti i debiti rapporti, comincio anche a capire perchè gli ultimi saranno primi e perchè solo i semplici possono capire certe cose: perchè non hanno interessi da difendere, perchè non sono incrostati di bla-bla, perchè non si credono i più furbi, perchè sono ancora in grado di riflettere. La prova? un ottimo ed onesto idraulico col quale ho conversato durante un intervento sullo scarico del mio lavandino e che ha capito subito la questione.

Però, gente, l'effetto della ribalta!. Un mio vicino (che normalmente sogghigna alle mie tesi):
Ti ho sentito per radio! hai ragione!
Ma non m'hanno fatto dire niente!
No, no, hai proprio ragione e hai fatto bene a dirglielo!

Così capisco perchè, chi non ha nulla da dire, s'accalca ove baluginano gli attrezzi dei media: anche se non parli t'accreditano subito come fenomeno. E mi sovviene il malcelato piacere che provai quando nientepopodimeno la prestigiosa "LE SCIENZE" (nº 322, giugno 1995) mi pubblicò la letterina che qui trascrivo. (NB: per Vs. comprensione i "programmi" per un calcolatore sono fatti di "righe" o "linee" di istruzioni: più sono, più il programma è lungo e complicato, proprio come un libro).

Egregio Direttore,

l'articolo di W. Wayt Gibbs, La cronica crisi del software (novembre 1994), conferma l'esperienza dei miei 30 anni di lavoro. Per la verità ho fatto software gestionale per medie aziende e non conosco i mega progetti. Ma quando sento parlare di "milioni" di linee, mi viene il sospetto che i programmi siano stati pagati un tanto a riga o che siano stati fatti da incompetenti.

Ricordo ancora un programma IBM per la consultazione di un data-base gerarchico che, una volta sfrondato delle righe "inutili" si ridusse del 90 per cento. E devo ammettere che i miei programmi più vecchi soffrono di analoghe ridondanze. Quanto più s'impara, tanto più si diventa chiari e concisi. E poi ovvio che, meno si scrive, meno si rischia di sbagliare.

Concordo quindi con Gibbs: valutare il software in base al numero delle righe è fuorviante, non solo per le differenze dei linguaggi, ma anche per il diverso "valore" che le righe possono avere. Il software andrebbe valutato in base a quello che esso "fa". Purtroppo è più facile contare le righe che dare un voto a ciò che un programma "fa".

Quanto ai costi di 700-900 dollari a riga (non so in quale linguaggio), non vorrei che Gibbs si fosse confuso con quello dei tartufi in un anno di magra. E vero che i costi crescono con l'esponenziale delle persone coinvolte, ma molto dipende dal fatto che chi fa il programma non sa nulla del problema sottostante.

Il fatto vero è che il software vien fatto fare agli informatici di primo pelo e si pensa che il software sia un mestiere a se. Invece dovrebbe essere uno "strumento" da affidare a persone (necessariamente attempate) che hanno profonda e globale esperienza d'azienda (o altra organizzazione) e che assumono funzioni organizzative. Naturalmente le applicazioni standardizzabili sono escluse da queste considerazioni. Se quindi concordo con l'autore in merito a quanto dice essere fino ad oggi avvenuto, non credo però possibile "ingegnerizzare" il mestiere (forse perchè sono un vecchio "artigiano"). Credo invece che, così come ho suggerito, ci sia modo di farlo molto meglio.

Selmi Gino

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