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Qualcuno faccia Qualcosa


Spesso, nel corso dei miei incontri professionali con Colleghi ed operatori IT non riconosciuti, ho modo di sentire alcune discussioni che possono essere sintetizzate con la frase "Qualcuno dovrebbe fare qualcosa". Si riferiscono a varie situazioni inerenti i rapporti instaurati con il loro clienti, spesso basati su leggi di mercato che nulla hanno a che fare con le professioni intellettuali. Sappiamo che non esiste modo di distinguere istituzionalmente, nell'informatica, un professionista da un commerciante (spesso, purtroppo, i ruoli si confondono). Un chirurgo è ben diverso da un infermiere, lo sanno anche i bambini, anche se entrambi operano in ospedale. Un libero professionista informatico (o dell'informatica come vogliono i puristi della lingua italiana) non vende computers o hardware vario (non sarebbe lavoro frutto del suo intelletto ma solo intermediazione fra produttore e cliente). Un Professionista-Venditore (in genere il Commerciale di un azienda informatica), vende professionalmente e per questo si ritiene Professionista, confondendosi con i Liberi Professionisti che con il commercio nulla hanno a che fare. Si confonde quindi il termine professionalità con il proprio ruolo che il più delle volte è vago e scarsamente definito.

Il mercato confonde spesso, non per sua colpa, il confine che separa i due ruoli rappresentati da commercio e professione libera. Il termine "Libero" anteposto alla parola Professionista, indica infatti una piena autonomia discrezionale nelle decisioni prese, libere appunto da interessi commerciali e da pressioni che i produttori effettuano con sconti, offerte varie, promozioni e materiale pubblicitario (quest'ultimo da molti ciarlatani utilizzato per la propria "formazione professionale") o dalle pressioni che i clienti impongono sul modo di risolvere i problemi. In questa situazione di confusione che vede coinvolti sia i clienti che gli operatori IT, assistiamo frequentemente a delle situazioni paradossali (a mio avviso a volte anche offensive) nelle quali si tenta di mediare una trattativa che vede le parti opposte su due piani completamente diversi. Mi riferisco ad esempio al cliente che si rivolge ad un Libero Professionista per una fornitura di hardware sperando nella sua imparzialità e preparazione o che si rivolge al personale commerciale di un rivenditore di hardware per pianificare l'organizzazione e l'automazione dell'ufficio. L'elenco degli esempi potrebbe ampliarsi a dismisura per descrivere la situazione attuale. E però una costante, da parte di professionisti confusi, sentire che "qualcuno dovrebbe fare qualcosa" per mettere un pò di ordine nelle cose. Una delega comoda e non impegnativa trasmessa sempre nel vuoto per paura di sentirsi chiedere "...e lei cosa sta facendo nel frattempo??... mi sento rispondere spesso "...Chi sono io per fare qualcosa?..." ed ancora "...se lo faccio da solo non mi crede nessuno..". La prima affermazione denota una chiara mancanza di autostima e sicurezza professionale, mentre la seconda una mancanza di credibilità dovuta sicuramente a qualche atteggiamento sbagliato nel proporsi.

Ad ogni modo, non posso condividere l'atteggiamento di chi aspetta sempre che sino "gli altri" a muoversi per primi e per loro conto. Troppo comodo attendere al buio come un malandrino ed approfittare della situazione al momento opportuno per esporsi ed uscire allo scoperto. Segno di scarsa maturità, di ignoranza, di meschinità e di paura. La maggior parte dei professionisti si augura che il Qualcosa abbia la proprietà di separare i buoni dai cattivi, eliminando quindi tutti gli elementi di disturbo che gettano discredito sulla categoria. Devo spendere due parole anche sul termine Categoria, usato spesso per indicare l'omogeneità degli operatori IT. Esiste solo quando fa comodo (altri che si occupano di un problema comune) mentre non esiste se in ballo esistono interessi personali o se per appartenerci è necessario pagare una modica somma in danaro. Quest'ultimo è un altro modo di vedere le cose che non condivido nel modo più assoluto.

Sulla base di queste considerazioni, quale potrebbe essere una "soluzione"?. Sono sicuro che se chiedessi un parere a 5000 Colleghi, otterrei probabilmente 5000 risposte diverse Pareri differenti e spesso discordanti dovuti sostanzialmente al fatto che "l'informatico" è spesso individualista e presuntuoso. A mio avviso, visto che le regole comuni esistono (con piccole differenze) la soluzione è rappresentata dall' accettarle e metterle in pratica. Per accettarle è spesso necessario dichiararlo entrando a far parte di una struttura a carattere prevalentemente associativo o in alternativa a carattere privato. Mettere in pratica le regole invece dipende da ognuno di noi, dalla nostra cultura, dalla nostra volontà di superare anche le difficoltà correlate al seguire un Codice di comportamento, dalla nostra umiltà e dal nostro buon senso . L'ostacolo maggiore consiste proprio nel mettere in pratica le regole (dichiarare di accettarle è facilissimo). Direi quindi che il Qualcosa che dovrebbe fare Qualcuno può essere tradotto in "mi impegno personalmente a comportarmi correttamente nei confronti del mercato secondo regole comuni, senza che nessuno mi obblighi a farlo con una legge". Di conseguenza il messaggio che voglio rivolgere ai Clienti è il seguente: "Iniziate a preferire nel conferimento di incarichi, le persone che abbiano dimostrato con i suggerimenti esposti di accettare e rispettare le regole". In altri stati europei, nessun Cliente si sognerebbe mai di affidare un incarico ad un operatore estraneo ad una struttura in grado di certificare le doti etiche e dentologiche dei professionisti. Pensate che "quell'abitudine" sia nata da un obbligo di stato o da una reale necessità?

Giovanni Grandesso

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