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Informatici...schiavi e contenti?

Che gli informatici siano gente "strana" lo si sa da tempo ed ormai credo non ci si debba scandalizzare più di tanto se ci guardano con sospetto misto a cautela negli incontri programmati ad un conferimento di incarico. Ma un aspetto che non posso condividere, frutto di lunghe riflessioni e discussioni informali con stimati Colleghi, riguarda la situazione generale della professione, argomento su cui periodicamente mi sento di tornare, vista l'evoluzione dei tempi.

Esiste una parte di operatori dell'informatica (più comunemente generalizzata con il termine "informatici") che sembra totalmente incapace di lavorare senza direttive, regole o imposizioni dall'alto. Sembrano governati perennemente dalla "paura di sbagliare", nel timore di agire al di fuori della legge, ossessionati dalle critiche spesso mosse dai soliti ignoranti capaci solo di criticare senza curarsi delle motivazioni su cui si fondano certe scelte in campo progettuale. Sono gli informatici ormai assuefatti ad essere governati e manipolati. Incapaci di svolgere il lavoro in modo creativo, coloro che applicano pedestramente (spesso sbagliando) le linee guida come fossero il Vangelo, leggi universali cui fare appello o direttive da seguire alla lettera... L'assuefazione all'obbedienza passiva ed acritica è un segno che credo si possa indicare come predisposizione alla schiavitù, atteggiamento non certo consono all'esercizio di una professione cui molti vorrebbero dare maggiore dignità nonostante la costante azione di disturbo degli zerbini che si piegano a qualsiasi volere.

Oggi, la schiavitù ha assunto connotati diversi da quelli che siamo stati abituati a percepire. Si pensa a schiavi in catene, costretti a turni massacranti, senza alcun diritto, obbligati in condizioni disumane a produrre reddito per un padrone cattivo, autoritario, arrogante, sempre pronto a dispensare frustate al minimo cenno che può essere anche lontanamente assimilato al pensiero di ribellione. Tutti aspetti che sembrano lontani a chi invece opera nella scienza delle informazioni (informatica). Niente catene, niente frusta. Ed il resto?

I turni "massacranti" in realtà si traducono in ore ed ore in posizione seduta, senza pause periodiche, davanti ad uno schermo, per periodi che spessissimo vengono svolti in orario notturno per correggere errori commessi da altri o per tamponare le solite "sviste" dei progettisti ed analisti, per coprire e risolvere le promesse fatte dal solito venditore votato al fatturato o per coprire le incapacità di managers incapaci.

I diritti ci sono, sulla carta (credetemi), ma vengono costantemente calpestati, ignorati, violati anche da chi dovrebbe avvalersene, consci degli sforzi titanici, e controproducenti, nel "pretendere" che vengano rispettati. I nuovi schiavi chiedono il permesso anche per andare in bagno, o supplicano "per favore" per percepire la retribuzione, per un paio dore di permesso, un assenza per malattia,

Le condizioni disumane... il nostro è un lavoro "pulito" (a parte la polvere che si respira negli interventi di manutenzione hardware), ma essere costretti a saltare le pause pranzo, a "sniffare caffè" per resistere, a mangiare in piedi o di corsa, quasi esclusivamente e pure frettolosamente panini dai dubbi poteri nutritivi, a correre in autostrada in barba ai limiti in nome della produttività dell'azienda, a saltare festività, sabati e domeniche per svolgere i compiti dei soliti raccomandati intenti ad altre attività "ricreative", a trascurare amicizie, figli e famiglia per una consegna che qualche idiota ha calcolato necessaria per il giorno prima... tutto questo non può essere giudicato "umano" o a misura duomo, non fosse altro per le ricadute negative che tali comportamenti hanno nel fisico e nella società più in generale.

Ed il padrone cattivo, autoritario, arrogante? Forse non esistono imprenditori informatici con tali atteggiamenti? Le frustate, fisicamente, non vengono più dispensate, ma come definire le minacce di licenziamento dirette a chi prova a far notare di avere dei diritti?? Come classificare le proposte (leggi "ordini che non puoi rifiutare") di violare certe regole per creare le condizioni e giustificazioni da usare con l'obiettivo di diminuire la retribuzione o allontanare (licenziare) il dipendente? Ed il mobbing? non è forse una dose giornaliera e continua di frustate morali dispensate allo schiavo di turno?

Tutto ciò accade perchè c'è sempre qualcuno, giorno dopo giorno, disposto a farsi sodomizzare un pò di più degli altri, a cedere un centimetro di libertà in cambio di un compenso sempre più assottigliato da esigenze estranee al proprio interesse, a regalare all'aguzzino, pian piano, dignità, diritti e libertà e considerare il lavoro come un privilegio concesso e non un diritto costituzionale. Di autolesionisti ne conosco parecchi, e non posso certo annoverarli fra le mia amicizie. Ma la cosa strana, che fatico a comprendere, è l'atteggiamento di coloro che, nonostante vengano regolarmente maltrattati, si sono totalmente assuefatti, convinti che non ci sono alternative, convinti che la loro situazione sia la normalità.

In tali condizioni viene naturale chiedere riconoscimenti e regole, ma che senso ha chiederle se poi queste non verranno rispettate e non c'è modo di farle rispettare? E inutile far finta di nulla, Ordini ed Albi istituiti per legge non risolvono nessuno dei problemi elencati in precedenza. Qui serve un radicale cambiamento della mentalità delle persone, una valorizzazione dei principi di solidarietà che sono alla base del vero sviluppo di una società.

Tali affermazioni possono sembrare "rivoluzionarie", di questi tempi in cui si vocifera di partito unico, di stampa imbavagliata, di limitazioni all'uso della rete...Ma chi ci ha "convinto" che le cose debbano per forza essere così? Ci siamo convinti da soli ed andiamo in massa ad esprimere il nostro consenso elettorale o esiste un disegno più grande di noi che ci vorrebbe tutti allineati, ubbidienti e sorridenti per decreto legge? Ogni giorno in cui, per pigrizia, si cede una piccola porzione di libertà, ogni giorno ci si avvicina sempre più pian piano, ad una situazione in cui sarà sempre più difficile uscire, esprimere una propria opinione, far valere un diritto naturale, essere creativi e chiedere quella dignità a cui ancora molti aspirano.

Stante così la situazione, per coloro invece che pensano sia opportuno tenersi stretti anche gli ultimi centimetri di dignità, è opportuno fare quadrato e combattere. O pavido e schiavo o libero professionista, non vedo vie di mezzo.

Giovanni Grandesso

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