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Il cliente che vorrei

Più di trent'anni di esperienza non sono tanti, nemmeno pochi. Dipende dalla qualità dell'esperienza. 

Già, perchè è la qualità dell'esperienza che conta. Di diverso parere sono quelli che, nel proprio curriculum, mentono spudoratamente sull'età in cui hanno iniziato (a 6 anni ci pare esagerato) o si sentono in obbligo di elencare logo e ragione sociale dei loro clienti e/o fornitori... i soliti specchietti per le allodole...oops... portfolio.
Per "qualità" dell'esperienza intendo cosa e come concretamente si è imparato a fare, non certo per chi. E non interessano gli incarichi "facili" diventati una noiosa routine. Intendo la richiesta di soluzione di problematiche la cui soluzione non è documentata. Messi di fronte ad un problema a cui trovare soluzione, senza supporto alcuno, e trovare in tempi ragionevoli una soluzione, non è cosa da pochi. Solo alcune eccellenze ci riescono e fra loro non ci sono solo "quelli col titolo" ma anche fior di "smanettoni", la cui differenza con i primi sta principalmente nella metodologia usata nell'affrontare il problema e nell'esperienza pregressa. 

Ma, e c'è un ma, sembra che in generale i committenti siano più concentrati a selezionare informatici per titoli e marchi. Spesso affidano la selezione esternalizzandola ad agenzie specializzate, in grado (a loro dire) sulla base (anche loro) del "prestigio" delle aziende servite, di trovare la miglior risorsa al minor costo possibile, considerando gli informatici un prodotto da vendere e non delle persone. Ed anche le agenzie di lavoro interinale, poco pratiche a capir di information technology, guardano più ai loghi serviti che alla sostanza. 

L'equazione, da sola non sta molto in piedi se ci si pensa un attimo. Sei alla ricerca di uno bravo, desideri pagarlo poco, ti riservi il diritto di buttarlo in mezzo ad una strada quando ti pare, nel frattempo sfruttarlo a tutte le ore del giorno, festivi compresi, deve pure essere fedele all'azienda e parlarne bene in tutte le occasioni, per fargli fare tutto quello che gli chiedi senza nemmeno discutere... pretendi pure che abbia operato per qualche multinazionale...  ci sarà mai uno disponibile ad un trattamento simile? E poi alcune agenzie interinali si lamentano che non trovano risorse o qualche azienda si interroga sul perchè il turnover è elevato...chissà mai perchè, proprio non me lo spiego. 

Ad ogni modo, più di trent'anni di esperienza, cui si aggiungono i mutamenti sociali, costellati dalle innovazioni tecnologiche, dai cambiamenti nelle policy aziendali, dalla legislazione sempre più paranoica e francamente a volte inutile o inefficace, producono negli addetti ai lavori un effetto collaterale inevitabile. Si passa dal "ho bisogno di lavorare" a "le farò sapere se accettare l'incarico". Si diventa un pò più selettivi o per dirla come piace a certi snob... choosy. 

La preoccupazione tipo "...oddio, sarò all'altezza?", causa la sicurezza acquisita, passa in secondo piano per lasciare a volte il posto ad un più pragmatico "oddio, pagherà puntuale?" o ad un più realistico "...oddio e questi chi sono? cosa vogliono?". Di potenziali clienti che vorrebbero tutto e subito ce ne sono troppi, soprattutto di quelli che aggiungono "quasi gratis" secondo un loro personalissimo giudizio circa la qualità del potenziale collaboratore. Di potenziali clienti che non sanno nemmeno cosa gli serve esattamente, ma pretendono soluzioni a cosa nemmeno si sa di preciso, pure. 

Fatto sta che dopo più di trent'anni di esperienza, da informatici selezionati si passa a selezionatori di clienti... "my turn!" diceva un Collega con un sorrisetto di soddisfazione... "ora tocca a loro sperimentare cosa si prova ad essere guardati con sospetto nelle fasi preliminari, al primo contatto". L'atteggiamento del cagnolino che sbava e scodinzola speranzoso di fronte al sociologo della multinazionale o all'amministratore delegato della media azienda o direttamente con il titolare di una piccola srl, lascia il posto ad una più saggia prudenza, sorretta dalla curiosità di capire a cosa si sta andando incontro, giusto per evitare "certe spiacevoli seccature" vissute in passato. Purtroppo il primo atteggiamento dei più, l'effetto cagnolino bavoso, non ci ha abituati a chiedere il curriculim dell'azienda od a raccogliere informazioni. Le aziende sono tutte  "prestigiose", "primarie", "leader nel loro settore", tutte, per autocertificazione (loro possono, noi no). A parlare per loro è il fatturato come metro di misura ed i candidati al posto di lavoro giù a sbavare e sgomitare per servirla e mettere un altro logo nel curriculum. 

Parla il fatturato certo (anche un mafioso analfabeta riesce a fare una montagna di profitti), ma a stare zitto è tutto il resto... l'azienda da chi e come è diretta? ha una policy che rispetta le persone? paga puntuale? è ben organizzata? come usa la tecnologia? ha una solida visione del futuro? è fatta di persone serie, competenti, professionali e preparate? rispetta la dignità degli altri? ha le idee chiare su cosa vuole? e l'etica??? A chiedere direttamente lumi in proposito, si rischia di assistere spessissimo alla solita sequela di menzogne ed al fenomeno dell'autocertificazione. Certe aziende possono auto certificare le loro qualità, noi no, comprendendo così che il rapporto committente/professionista è compromesso e sbilanciato sin dall'inizio. 

Ecco, se proprio vogliamo parlare di "collaborazione",  tanti Colleghi (garantendola professionale) hanno iniziato a pretenderla "bidirezionale", senza "se..." e senza "ma...". 

Tanti professionisti hanno iniziato ad esigere lo stesso trattamento per anni riservato ai loro clienti... rispetto, lealtà, puntualità, sincerità, correttezza, qualità... un cliente, un azienda, privi di queste caratteristiche sono solo un inutile seccatura (per non usare parole più pesanti), nemmeno tanto remunerativa se si tiene conto del fastidio patito, che incide negativamente sulla qualità dell'unica vita che abbiamo. 

E, come disse un mio stimatissimo Collega non molto tempo fa, "...dato che nel momento in cui si hanno davanti meno anni di quelli passati si è meno inclini a perdere tempo, gli opposti si respingono ed i simili si riconoscono, il cliente che vorrei è come me e tutto il resto sono solo chiacchere da cortile". Chi ha orecchie per intendere....

Agg.to Novembre 2015 - pubblicato da
Giovanni Grandesso

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