Divisione news & media

Il falso progresso della Tecnologia Settembre 2003

Questo non è un articolo di attualità ma uno scritto a disposizione dei posteri. Forse per questo non avrà una grande diffusione, ma sicuramente vi farà riflettere. Non è la prima volta che sollevo dubbi e perplessità in merito all'utilità delle innovazioni tecnologiche e che mi pongo in una posizione critica nei confronti di una certa stampa "tecnica", colpevole di superficialità per far presa (vendere più copie) nei lettori più distratti. Sicuramente con degli interessi tanto taciuti quanto facilmente intuibili se si pensa ai budget pubblicitari delle aziende, dopo la batosta del Nasdaq che per due anni ha messo il bavaglio a certi giornalisti (purtroppo solo temporaneamente) assistiamo ad un timido e cauto tentativo di coccolare il consumatore per stimolarlo a riprendere i consumi, giusto per far contenti i soliti bottegai che piangono miseria dalla mattina alla sera per qualsiasi stupidaggine.

Sicuramente l'attenzione dei media verso le turbinose ed impetuose novità tecnologiche, è calata a causa del supposto coinvolgimento emotivo del pubblico verso problemi più o meno gravi, la guerra, la crisi idrica, la sars, l'antrace, il clima, la borsa, le cavallette....

Ma... pochi stanno pensando a quello che accade ampliando la visione delle cose, con una sorta di distacco che favorisce una percezione più ampia e che ci permette di conseguenza di cogliere alcuni segnali e comprendere dove ci stanno portando le giornate passate a pensare al domani e non al futuro nel suo insieme.

Da tecnico, dopo anni passati al computer nel affrontare "problemi" (preferisco dire "ideare ed offrire soluzioni"), molto spesso mi sono imbattuto in persone convinte che l'avvento della tecnologia ha portato, sta portando e porterà ad un miglioramento delle condizioni di vita dell'intera popolazione mondiale. Ma, se sapientemente interrogate, nessuna di quelle persone è consapevole del costo che stiamo pagando, e che pagheranno soprattutto i nostri figli, in nome della naturale pigrizia che richiede sempre più il gadget elettronico o l'accesso alla rete internet. Ebbene... non sono un sociologo e quindi non mi voglio dilungare inutilmente in previsioni profetiche sul futuro dell'umanità e sulle sue naturali trasformazioni nei comportamenti, nei gusti e nei rapporti sociali.

Vorrei solo concentrarmi su una riflessione fatta con un Collega. Si parlava, tra un aperitivo ed un altro, di commercio elettronico e sulla possibilità di guadagnare un pò di soldi in modo lecito (sembra che "fare soldi" sia l'ossessione inconfessata di tutti, il che è brutto se associato a "...a tutti i costi"). Naturale conseguenza di quando si affronta una discussione che abbia a che fare con il commercio elettronico è inciampare nel discorso BANCHE. Maledetti istituti di credito. Chiedono un normale compenso per un servizio che, purtroppo o per fortuna, non posso realizzare in proprio. Sono obbligato a rivolgermi a loro e proprio questo obbligo mi rende incline a rinominare il "giusto compenso per un servizio reso" con "un iniquo balzello".

Giusto per tornare con i piedi per terra, mi si permetta una breve disquisizione. Per approfittare del progresso della tecnologia ed acquistare via internet qualcosa che costa ad esempio 50 euro, devo per forza avere una carta di credito che rappresenta obbligatoriamente un costo annuale (30 euro?). Alla carta di credito devo aggiungere un conto corrente bancario, che anche questo ha un costo fisso annuale (60 euro?), oltre al costo della transazione effettuata, poca roba ma sempre un costo. Il commerciante che vende il prodotto, avrà anche lui obbligatoriamente un conto corrente, mica possiamo pretendere che gli vengano spediti i soldi in contanti vero ?!. Oltre a ciò per ogni transazione deve alla banca una percentuale variabile in funzione del volume di affari generato dalla carta di credito dei clienti e che dovrebbe aggirarsi attorno al 2-4% circa sull'importo dell'oggetto da scambiare. Il commerciante, visti i maggiori costi da sostenere, assodato che non si occupa di beneficenza, dovrà rifarsi obbligatoriamente da qualche parte... su chi secondo voi?

Provate ora a fare uno sforzo di immaginazione per semplificare le cose ed andare con la mente sino alla preistoria. Due cavernicoli si incontrano ed uno dei due ha catturato due cinghiali, uno per sfamare se stesso e la propria famiglia e l'altro per venderlo a chi è stato "sfortunato" nella caccia. L'altro cavernicolo è stato sfortunato nella caccia, impegnato nella sua principale attività nell'agricoltura nei campi che coltiva come "dipendente". Possiede come valore di scambio una cassetta di mele, unico guadagno del suo lavoro. I due cavernicoli si incontrano, discutono un pò, controllano attentamente la merce e decidono di scambiare una cassetta di mele con un cinghiale.

A quel punto arriva un altro cavernicolo che dice di essere un capo tribù in grado di mediare il giusto scambio ed agevolare la transazione, liberando le parti da un inutile, quanto dannoso per l'economia, ritardo nello scambio e ventilando la possibilità che altri cacciatori ed agricoltori di tribù rivali possano arrivare con le loro mele e i loro cinghiali. L'affare va concluso subito nel minor tempo possibile prima che sopravvengano dei ripensamenti. Mettendosi in mezzo ai due e parlando di progresso, mangia un pò di mele e stacca una coscia del cinghiale tenendola per se. Il cavernicolo del cinghiale, non potendo fare nulla contro il "capo tribù", chiede all'altro cavernicolo di aggiungere le mele che mancano per perfezionare lo scambio.

Ora, in virtù di un tale ragionamento, quanto ti sentiresti tranquillo nel sostenere che il commercio elettronico e la tecnologia rappresentano una forma di progresso sociale ed economico?

Giovanni Grandesso

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