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Il commercio elettronico fasullo ovvero la niù economi


Assistiamo, negli ultimi tempi, ad un fenomeno in costante crescita. Mi riferisco, in particolare, alle richieste telefoniche di appuntamento, proposte da una nutrita schiera di telefoniste, frettolosamente addestrate a leggere una breve presentazione pubblicitaria, nella quale si chiede di poter "parlare" di e-commerce con il titolare o il direttore amministrativo. La frequenza di queste chiamate, ormai giornaliera, ha indotto molti titolari di azienda a rispondere automaticamente "sono già a a posto grazie" per chiudere la conversazione. La quantità di rappresentanti commerciali che stanno passando azienda per azienda, anche con l'odiosissimo sistema del porta a porta senza appuntamento, sta assumendo dimensioni sempre crescenti. L'impressione è quella che si stia assistendo ad una sorta di gara di velocità, nella quale l'obiettivo finale sia quello di portare a casa più clienti possibile senza preoccuparsi della qualità delle soluzioni proposte.



Possiamo comunque già notare, navigando nel web, i primi risultati generati da questa moltitudine di operatori, improvvisamente auto eletti "esperti di marketing e comunicazione". Chiunque, navigando per curiosità o per cercare qualche prodotto da acquistare, si può imbattere in siti web confezionati apparentemente con cura da un punto di vista grafico, ma privi di quella caratteristica indispensabile utile a definirli e-commerce oriented (orientati al commercio elettronico).

Innanzitutto riscontro che nella stragrande maggioranza dei casi, manca l'informativa al cliente sul diritto di recesso (DLGS 185/99). Sarei curioso di sapere inoltre, ma indagini in tal senso mi suggeriscono di non esserne certo, se l'esercente ha provveduto ad inviare al proprio comune l'informativa prevista dal decreto. Quasi sempre infatti la realizzazione del sito viene proposta senza informare il cliente sugli obblighi ed adempimenti "accessori". In alcuni casi, seguendo l'invito pubblicato "...acquista on-line!..." manca addirittura la possibilità di pagare on-line con carta di credito. Pratica diffusa è quella di omettere un e-mail dedicata ad uno sportello reclami a tutela dei consumatori (l'impressione è che certi commercianti vedano il cliente come una macchina per fare soldi e non come una persona con dei diritti).

Se mancano gli sportelli reclamo, non è raro che nello stesso tempo manchino, nei casi più gravi, informazioni dettagliate sul prodotto in vendita (una foto e una riga di descrizione in alcuni casi è troppo poco). A mio avviso ciò dimostra una scarsa attenzione verso l'acquirente, anche se posso pensare che probabilmente quel sito è stato realizzato in economia, magari gratis in cambio di una mera percentuale sulle vendite.

La "soluzione" più "divertente" consiste nel realizzare un'unica pagina che contiene tutti i prodotti incasellati in una tabella colorata dalle dimensioni enormi (e dal tempo di caricamento che induce sonnolenza) nella quale si elenca un listino completo di foto, prezzi e descrizioni. Ogni prodotto è collegato ad una form che invia un messaggio di posta elettronica demandando all'acquirente l'onere di compilare il corpo del messaggio con codice e descrizione del prodotto. "Verrete contattati prima possibile" si legge a volte (già...occorre anche aspettare che il venditore sia in comodo di scaricarsi la posta...). Inutile dire che per ordinare 10 prodotti diversi, occorre mandare 10 messaggi distinti. Comodo vero ?? Questa sì che è una "Soluzione per il commercio elettronico"!.

Fondamentalmente possono essere molteplici motivi che hanno indotto uno sviluppatore di pagine web a realizzare quanto esposto precedentemente. Le cause possono essere ricercate nei seguenti punti

  • Incapacità (per mancanza di conoscenze tecniche) nello sviluppare software che funzioni su un web server
  • Ignoranza delle normali tecniche di gestione dei database e della generazione di pagine dinamiche
  • Scarsa propensione all'aggiornamento professionale (leggi "...non ho tempo di studiare...troppo lavoro...")
  • Esigenze di economicità nei costi di sviluppo (caso in cui la realizzazione del sito è stata offerta gratuitamente in cambio di non si sa bene cosa...)
  • Sviluppo delle procedure affidate all'amico dell'amico (il genio di turno) o fatte in casa dallo stesso commerciante
  • Difficoltà nel creare un software di cassa e carrello che tenga conto dei molteplici aspetti legati alla gestione di un ordine e conseguente invio dei dati alla banca scelta per concludere la transazione on-line


La parte relativa alle forme di pagamento proposte è poi a dir poco imbarazzante....solo con Bollettino postale ?? Non ridete....esistono siti che adottano questa unica forma di pagamento. Prima versi in posta l'importo che hai calcolato autonomamente (devi calcolarti anche l'iva naturalmente), poi scannerizzi la ricevuta e la alleghi (attach) all'ordine del prodotto (non dimenticate anche di indicare tutti i vostri dati per la fatturazione). E un ordine elettronico e quindi si può parlare di commercio elettronico.....del resto è più sicuro che pagare con la carta di credito......ed in più non ho commissioni al 4% da pagare!! Su questo tono vertevano le argomentazioni di quel commerciante che però, alla fine del discorso, ha ammesso che "stranamente, nonostante quello che dicono i giornali e la tivù sulla niù economi...non ho venduto ancora nulla....si tratta quindi sicuramente di una bufala".

Personalmente, se proprio dovessi acquistare qualcosa in questo modo su internet......preferisco una telefonata, faccio prima e spendo meno. Eppure, quelle "soluzioni" adottare da certi imprenditori, a volte vittime dei "solution provider" di turno, dagli "esperti di marketing", dai "programmatori di pagine web" (...o creatori di pagine web come si legge in alcune pubblicità), vengono presentate come LA SOLUZIONE adatta e necessaria (...indispensabile...) a tenersi al passo con i tempi..."sono già a posto con il commercio on-line, grazie non mi interessa..." , "Il mio programmatore web è un genio..." e ancora "...ci siamo rivolti ad una persona che ha studiato informatica in Inghilterra...è il più bravo di tutti...", "...siamo stati i primi in Italia a fare commercio on-line..." Le affermazioni su questi toni si sprecano. Segno evidente che si sta vivendo un periodo storico ove si stanno ripetendo gli stessi errori commessi ai tempi in cui un PC ad 8 bit costava 10 milioni. A quei tempi, i venditori di informatica hanno accumulato fortune, sfruttando la confusione generata da loro stessi e l'ignoranza su una nuova materia appena nata. Non è cambiato nulla nella coscienza di certi imprenditori illuminati, certi di saper fare gli affari ("...in fin dei conti a che ci serve un consulente per un parere preventivo ?...") ed il cambio generazionale della classe dirigente non ha certo contribuito a migliorare le cose.
Giovanni Grandesso

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