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Cerco Colleghi Coraggiosi

Ricevo e volentieri pubblico: "Lavoro" come libero professionista informatico da più di 30 anni ma in realtà sono un "finto" libero professionista, sono un lavoratore 2.0. Ho preso la PIVA molto tempo fa, per scelta, quando gli autonomi erano autonomi ed i dipendenti dipendenti.

Sono in realtà, ora più che all'inizio, troppo "vecchio" per essere assunto come un dipendente 1.0, a tempo indeterminato (ammesso che lo voglia). Ora posso ambire solo ad incarichi di "alto profilo", vista l'esperienza accumulata. Ma per gli incarichi di alto profilo....sembra che non sia necessaria l'esperienza.... c'è la fila di raccomandati, laureati, certificati, di "figure professionali" che vanno dai nipoti del vescovo sino ai lacchè del politichetto di turno, compresi gli assessori alle varie ed eventuali. E poi, anche se accettassi ipoteticamente un posto da dipendente, sarei al massimo riconosciuto come metalmeccanico o comunque dovrei avere la P.IVA ma comportarmi come dipendente senza diritti... ma chi me lo fa fare? E si che i motivi per fare il dipendente con stipendio "sicuro" a tempo indeterminato ci starebbero tutti. 

Non ho un contratto collettivo, non ho una retribuzione minima garantita, niente ferie, permessi, malattia. La durata degli incarichi varia dalle consulenze "semplici" di una o due settimane a quelle più complesse della durata di qualche mese. Fra un incarico e l'altro possono passare mesi in cui nessuno mi paga. Ad agosto, praticamente non lavoro e quindi non guadagno.  Se mi ammalo o se mi rompo una gamba...tiè, meglio gli scongiuri. E c'è di più... spendo in corsi di formazione i guadagni accumulati. Lavoro come un mulo e se non lavoro... studio e mi aggiorno a spese mie. Ci sono anche le attività di volontariato e di assistenza ai colleghi. Il tutto per  più di 60 ore settimanali, 12 mesi all'anno...fortuna che non ho mai voluto mettere su famiglia, anche in questo ho visto avanti. Ed in queste condizioni, favorevoli ed ideali per i committenti, ancora qualche "imprenditore" illuminato trova spazio per approfittarsi della situazione.

Ma non è finita. Dal primo gennaio 2012 dovrò dire addio al regime dei minimi...già, 30.000 euro l'anno (lordi) di limite non sono poi molti, resta poco per "vivere". Con guadagni così bassi praticamente non ho spese e quindi in pratica non riesco a scaricare nulla. Con gli studi di settore poi il fisco mi dice che guadagno di più e che faccio "il nero"... impossibile nel mio settore... quindi dovrò pagargli tasse e contributi anche sulla differenza che in realtà non ho mai guadagnato! E dovrei essere io, poi a dimostrare che guadagno meno di quanto lui sostiene, di fronte ad un funzionario (lui si a tempo indeterminato) che non gli frega nulla delle mie giustificazioni. Sono io che devo provare la mia innocenza e non l'accusa a provare la mia colpevolezza... strano, molto strano. Ma poi, fare ricorso contro il fisco conviene? Solo per presentare ricorso occorre versare una somma istituita proprio per scoraggiare gli innocenti che intendono far valere le proprie ragioni. Ed in questa situazione, convinto comunque che le tasse servano al paese e rassegnato che invece le mie tasse vanno ad ingrassare pochi dipendenti privilegiati ed altri imprenditori quelli sì disonesti e ladri... dovrei continuare a servire il mio paese? Mi spiace ma non riconosco più il mio paese. Non è più quello per cui ho lavorato. Siamo sull'orlo del default, le tasse sono arrivate anche al prelievo dal conto corrente, a conti fatti mi resta veramente poco o nulla, abbiamo poi gli stipendi più bassi d'Europa, nelle classifiche negative siamo sempre ai primi posti e verso gli ultimi in quelle che invece sarebbe motivo di orgoglio esservi in cima. Con un biglietto da visita simile, andare a lavorare all'estero ci si fa una figura davvero meschina e non sono l'unico a nascondere il passaporto. E quasi all'improvviso, sebbene il sospetto covi da molti anni, ci si accorge che siamo stati depredati del nostro futuro e per riaverlo indietro, ammesso sia fattibile, occorre correre ai ripari. Lasciare o lottare per migliorare le cose? A lasciare non sarei il primo. Molte persone molto più intelligenti di me l'hanno fatto da tempo e mi risulta, per conoscenza diretta, se la stanno godendo alla grande. Restare e lottare per cambiare le cose? Lo sto facendo da sempre, ma comincio a sentirmi un pò stanco. E come lottare in una trincea già conquistata dai nemici, circondato da ex commilitoni silentemente passati al nemico, inermi  ed ognuno per conto proprio a curare i propri affarucci ed apparentemente solidali con la causa e con gli ideali. Un alternativa, praticata da molti, consiste nel diventare (e fare i) furbi. I furbi se ne fregano dei problemi perchè silentemente trovano le scorciatoie, saltando sulla schiena degli altri (i fessi) e così "risolvono" (almeno temporaneamente).

Allora? ...una soluzione ci sarebbe, ma richiede l'aiuto di qualche collega coraggioso, consapevole della situazione e con una chiara visione delle cose. Faccio appello a chi ancora ha conservato un minimo di dignità, a chi ancora crede che l'unione fa la forza, a chi aspira ad un lavoro onesto, condotto onestamente, ed ad una vita migliore, a chi ha fatto dei Valori uno stile di vita, ai pochissimi che ancora credono che cambiare si può e non abbiamo perso....astenersi perditempo, quaraqquaqquà, ciarlatani, paurosi e furbetti... vi aspetto... non certo con le mani in mano.

Giovanni Grandesso

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